04/feb/2012

20MILARIGHE: DAGO, I BEATI PAOLI E L’EPICA DEL ROMANZO POPOLARE.


Robin Wood e Luigi Natoli sono due eleganti padroni della scrittura al servizio della narrazione popolare. Sceneggiatore di fumetti il primo, giornalista e scrittore il secondo. In comune non hanno quasi nulla, se non il fatto di essere, stati, nel caso di Natoli, tra i più prolifici autori del loro settore. Nel nostro percorso di cultura e avventura vogliamo parlare ancora una volta di Palermo, o meglio della Sicilia in genere, protagonista nella fiction. E l’occasione ce la fornisce proprio DAGO, forse il personaggio più conosciuto e amato di Robin Wood, pubblicato in Italia sin dai primi degli anni 80 e che rivaleggia solo con Tex o Dylan Dog per numero di storie presenti in edicola.

Dago è un personaggio di finzione che si muove in un ambiente storico, ovvero la prima metà del 1500: dall’Europa all’Oriente, dal Nuovo Mondo all’Africa, in una sarabanda continua di azione ed avventura storica, che si intreccia con personaggi realmente esistiti e fatti realmente accaduti. Dago è conosciuto come il rinnegato, il giannizzero nero. Una volta era un uomo chiamato Cesare Renzi, ma adesso, per i pochi amici e i molti nemici, è solo Dago. Nobile veneziano, poi schiavo, soldato, pirata, avventuriero, brigante, e persino conquistador. Nel suo eterno girovagare alla ricerca di una pace che non trova, più in fuga da se stesso che dagli uomini, Dago sbarca in Sicilia, più precisamente a Catania, dopo un’avventura nell’altra delle due Sicilie, Napoli, proprio nei numeri della serie DAGO RISTAMPA di quest’inverno (vedi sotto).

Un’occasione troppo interessante per non approfondire un’analisi non tanto del personaggio, quanto dei meccanismi del romanzo popolare che lega le opere narrative più famose dei due scrittori sopracitati: DAGO e i BEATI PAOLI. Si, perché il Giannizzero Nero in questa breve ma intensa avventura siciliana si allea proprio con i “Vinnicusi”, per l’occasione fatti agire da Robin Wood un paio di secoli prima e in una città diversa rispetto al romanzo omonimo. L’uomo che non ha padroni, Dago, si allea con la setta che difende il popolo dallo strapotere dei padroni, i Beati Paoli, per affrontare il male minore e mantenere lo status quo: fermare cioè un tentativo di assassinio di Carlo V, l’allora imperatore spagnolo, in visita a Catania proprio in quelle pagine. Wood si rivela meno magistrale e preciso di Evangelisti nella descrizione della città e della Sicilia in genere, bensì più retorico e suadente, anche perché lascia che siano le immagini del disegnatore Carlos Gomez a trasmettere l’atmosfera e i dettagli che lui omette nelle didascalie. Ma non per questo risulta meno efficace. Come nelle splendide pagine in cui Dago scala la vetta dell’Etna, per poi affermare che “così deve essere stato creato il mondo…”.

In Dago i tòpoi del grande romanzo popolare, come nei Beati Paoli, ci sono tutti. Mi piace quindi definire la serie di Dago come un “romanzo popolare a fumetti”, perché nasce con le stesse caratteristiche evidenziate da Eco nella brillante analisi sulla collocazione storica e narrativa de I Beati Paoli, nell’introduzione al romanzo edito da Flaccovio. Dago, esattamente come i Beati Paoli, nasce come narrazione seriale d’appendice. Le sue storie inedite, infatti, sono presentate in episodi settimanali di 12 tavole sulla rivista Lanciostory, così come Luigi Natoli pubblicava i Beati Paoli in appendice al Giornale di Sicilia nel 1909. Nelle pagine dei Beati Paoli, la narrazione fluisce lenta, ma continuamente alla ricerca di un colpo di scena che possa agganciare il lettore alla puntata successiva. Così gli episodi di Dago si muovono nella continua esasperazione della fluidità narrativa, alla ricerca di una “cliffhanger” efficace, sapendo bene che nei fumetti la domanda che si pone il lettore non è: “Riuscirà il nostro eroe a…?!”, bensì “Come riuscirà il nostro eroe a….?!”, perché, è risaputo, i personaggi dei fumetti, ma Dago davvero in particolare, appartengono a quella categoria narrativa del Superuomo, teorizzata abilmente da Umberto Eco, che si definisce, tra l’altro, appassionato lettore del personaggio. E i Superuomini qualche volta possono perdere, ma non possono essere sconfitti. Altrimenti finirebbe lo “stupor” del lettore, ed anche le sue avventure.

Per continuare il parallelo, i Beati Paoli sono un esempio tardivo di romanzo popolare della prima fase, quello romantico-eroico, con l’ambientazione storica imprescindibile per questo genere, perché figlio del più blasonato e riconosciuto nelle letterature, ma forse meno interessante, “romanzo storico”, che mette in scena la storia, ma senza pretese di moralizzazione, identificazione archetipica degli eroi e rappresentazioni manichee del bene e del male. Anche Dago si muove tra le pieghe della storia, ed è lui stesso un personaggio romantico-eroico che incarna in tutto e per tutto il Superuomo “alla Eco”, impersonato nei Beati Paoli non da Blasco D’Aragona, bensì da Coriolano della Floresta. Come ne I Tre Moschettieri il personaggio protagonista dell’azione è il noto D’Artagnan, ma il Superuomo, l’eroe carismatico del romanzo, è Athos. Dago quindi come Athos, o come Edmont Dantes, per rimanere in tema di paralleli con altri romanzi popolari: eroi problematici, spesso incapaci d’amare, mossi da ideali che non appartengono a nessuna classe sociale, ma solo a loro stessi, sulle cui spalle pesano il proprio passato e le responsabilità delle azioni del presente, proprie e spesso anche altrui. Personaggi alla ricerca di una “giustizia” quasi chirurgica, applicata cioè caso per caso, e non trasmessa alle classi con cui viene in contatto. Altrimenti questi personaggi diventerebbero dei rivoluzionari. Invece rimangono dei “vendicatori solitari”, anche se più propriamente sono detti “angeli viaggiatori”, tema sul quale torneremo in una delle prossime rubriche.

Dago come i Beati Paoli, dunque. Entrambi romanzi popolari. Entrambe figure dell’immaginario, consegnate alla coscienza collettiva della “grande avventura”, nella quale tutto diventa possibile: anche che un personaggio a fumetti del 2010 incontri nelle sue pagine i protagonisti di un romanzo scritto nel 1909. Perché i Superuomini dell’immaginario non muoiono mai. Neanche editorialmente. Poichè non appartengono alla storia…ma alle storie. E le storie, come sempre, parlano di noi.

Abbiamo parlato di:

Robin Wood e Carlos Gomez, “Ristampa DAGO”, nn. 102, 103, novembre-dicembre 2010, Editoriale Aurea. Dago creato da Robin Wood e Alberto Salinas.

Luigi Natoli, “I Beati Paoli” “, Flaccovio Editore, 2007.

Per approfondire il discorso sull’epica di DAGO consiglio due letture disponibili sul web:

- http://www.ubcfumetti.com/enciclopedia/?12218.

- http://guardareleggere.wordpress.com/2010/06/24/di-dago-e-dei-suoi-misteri/

NOTA dell'autore:

L'articolo è apparso originariamente sulla rivista on-line www.altanox.eu

11/giu/2011

20MILARIGHE: Rex Tremendae Maiestatis


REX TREMENDAE MAIESTATIS.

Parlare di cultura e d’avventura vi potrà sembrare una provocazione gratuita. Un modo per far passare le note, i pensieri, le recensioni che animeranno questa rubrica, come il tentativo di sdoganare all’attenzione di molti, materiali letterari conosciuti e apprezzati solo da pochi appassionati. Purtroppo molti dimenticano che le grandi innovazioni letterarie di massa, tranne i singoli ed inarrivabili capolavori di pochi grandi autori (penso alla Divina Commedia, o ai Promessi Sposi), sono sempre arrivati dal basso, sono stati appannaggio della “fiction”, come la chiameremmo oggi. Della letteratura di genere, come si chiamava qualche decennio fa. Dei pulp, dei feuilletton, o dei giornaletti, come erano chiamati nei vari decenni del secolo scorso.

Vi porto un esempio su tutti: Sherlock Holmes. Chi non lo conosce? Chi non sa che il suo assistente è il fido e a volte poco perspicace Dottor Watson? Ecco, Sherlock Holmes non solo è un personaggio entrato a pieno diritto nell’immaginario della “fiction”, perché ha ispirato film, serie televisive, pièces teatrali, romanzi e racconti apocrifi, ma è anche il capostipite più famoso (quello vero è Auguste Dupin di Edgar Allan Poe, ma non siamo qui a fare filologia spicciola) di quello che ormai noi siamo abituati a vedere ogni giorno in tv o al cinema: il genere detection con protagonisti investigatori, più o meno privati, come Holmes. Lo stile e l’inventiva di questi grandi e prolifici narratori seriali, dei quali Arthur Conan Doyle era solo uno dei tanti, ha influenzato generazioni di autori, che adesso sfornano best seller venduti in tutto il mondo. E faccio solo due nomi su tutti: Dan Brown e Ken Follett. Chi di voi non ha a casa almeno un volume di uno di questi due autori?! Libri letti la sera, in treno o in metrò, come spesso accade nelle metropoli, magari prestati, oppure comprati usati, ma comunque letti almeno una volta e conosciuti. Quindi questi spesso poveri ma prolifici autori, scrivevano “avventura” ma ci hanno lasciato “cultura”. Come l’autore italiano di cui mi accingo adesso a scrivere: Valerio Evangelisti.

La mia scelta è ricaduta su di lui perché alla fine dell’anno scorso è uscito in libreria il suo ultimo romanzo, REX TREMENDAE MAIESTATIS, ultima avventura, non solo in ordine di uscita, del ciclo del suo personaggio seriale più celebre: l’inquisitore domenicano del 1300, realmente esistito, Nicholas Eymerich. Anche questo personaggio è, a suo modo, un detective. È l’inquisitore supremo del Regno d’Aragona, ed agisce come un investigatore della fede cristiana contro i malefici dei negromanti di ogni razza e religione, in lungo e largo per l’Europa dell’epoca. Un personaggio severo, fanatico, a volte crudele, quasi spietato. Ma anche debole, umano. Personaggio che unisce il gusto per l’orrore ed il macabro ad una severità di atteggiamenti dettati da profondi codici d’onore che ricordano moltissimo, ad esempio, il personaggio di Conan il Barbaro. Ma Eymerich, come tutti i grandi eroi, da Achille in poi con il suo “tallone”, non è invincibile. È terrorizzato da due cose soltanto: gli insetti (pensate alla fobia per i serpenti di Indiana Jones) e le donne (siamo nel 1300, non dimenticatelo). Per certi versi l’inquisitore domenicano è stato un antesignano letterario di più famosi antieroi come il Dottor House o il Cal Lightman di Lie to me, perché la sua prima avventura risale al 1993. A sua volta però è figlio di una sterminata tradizione letteraria popolare che inventa, reinventa e aggiorna stilemi e codici avventurosi, senza mai perdere la propria presa sul pubblico. Perché alla fine, molti non lo ammetteranno, ma è proprio questo che il pubblico vuole. Divertimento. Azione. Mistero. In una parola: avventura.

In questo primo appuntamento ho deciso di parlare di questo romanzo non per fare una apologia gratuita del personaggio e del suo autore, ma perché questo meraviglioso affresco pseudo-storico è ambientato in buon parte a Palermo prima e a Napoli poi. E qui torniamo al discorso iniziale di cultura e avventura. Rex Tremendae Maiestatis è sì, un romanzo di finzione, in cui il sagace inquisitore dà la caccia al suo più mortale avversario, come ogni personaggio seriale che si rispetti, il negromante Ramón de Tarrega. Ma questo non impedisce ad Evangelisti, grazie alle sue approfondite ricerche storiche e bibliografiche, di restituirci una immagine di Palermo come doveva apparire circa 800 anni fa. Palermo era una metropoli da cinquantamila abitanti, fiorente di commercio e cosmopolita, perché accoglieva cristiani cattolici e ortodossi, ebrei e musulmani convertiti. Quando Eymerich entra a Palermo da una delle sue dodici porte, alla vista di quella città popolosa e attiva, pronuncia per bocca del suo autore una frase significativa: “Poche città d’Europa vantano un simile sfarzo”. Il suo interlocutore, una nobildonna del Regno di Sardegna, gli risponde con altrettanta chiarezza: “[…] Non meravigliatevi del lusso delle chiese e dei palazzi: Palermo è la capitale del Mediterraneo e rivaleggia in splendore solo con Napoli. Ha più giardini, però.”

Ma il romanzo di Evangelisti, tra un sortilegio misterioso ed un inseguimento, tra la manifestazione di prodigi inspiegabili e pranzi alle corti dei potenti, ci restituisce anche lo scenario politico della città e dell’isola in genere: uno stato di semi-indipendenza dal regno di Federico IV in cui le potenti famiglie di baroni, conti e marchesi si arricchiscono alle spalle della povera gente, vivendo nel lusso sfrenato dei loro palazzi e castelli, esigendo tasse e gabelle per alimentare piccole scaramucce con le famiglie avversarie ed acquisire altri territori dell’isola da porre sotto il proprio controllo. Insomma, sempre la solita storia. Allora come oggi. Corsi e ricorsi storici, come diceva Gian Battista Vico. Evangelisti ci propone quindi avventura sì, ma anche uno spietato ed interessante affresco storico sulla Palermo dell’epoca, ricco di descrizioni di luoghi, fatti e persone che rende la lettura di questo romanzo affascinante quanto appassionante.

Provate a fare studiare ai vostri figli, nipoti, alunni, lo scenario storico della Palermo di quel periodo sui libri di scuola, e poi provate a fare leggere loro un romanzo d’avventura ambientato nello stesso periodo. State sicuri che si ricorderanno meglio le suggestioni del secondo piuttosto che le nozioni del primo. Perché se ai tempi delle poleis greche gli aedi cantavano in piazze gremite le gesta degli eroi dell’Iliade e dell’Odissea, era solo per un motivo: de te fabula narratur. Alcuni millenni fa, come oggi. Buona lettura.

Abbiamo parlato di:

Valerio Evangelisti, Rex Tremendae Maiestatis, Mondadori Strade Blu, 2010.

Arthur Conan Doyle, Tutto Sherlock Holmes, Newton Compton Editori, 2008.

Nicholas Eymerich (personaggio storico): http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolas_Eymerich


Nota: L'articolo è stato pubblicato originariamente su www.altanox.eu

14/mar/2010

Il chi e il cosa di questi primi mesi del 2010.

Questo 2010 sembra essere entrato nel segno della zecca pulciosa rompicoglioni.
Se da un lato ti lascia stare, in altri momenti ti fa venire tanto di quel prurito che dopo esserti grattato allo sfinimento, ti lascia col fiatone.

Tra grattacapi personali e grattarole, alti e bassi emotivi, notti insonni e sieste quotidiane, bollette da pagare e pagamenti da riscuotere, alcool e fumo da scrittore maledetto, maledizioni su computer che defungono, squilli di trombe e progetti trombati, ecco cosa si è fatto e cosa si sta facendo in questo 2010, in silenzio, senza parlarne qui o li.

1 - un cortometraggio animato da 13 min (vabbè...saranno alla fine circa 16-17) prodotto da Grafimated e Cinesicilia sulla rivolta dei Vespri siciliani. Insieme a Rossana Baldanza.

Il mio ritorno all'animazione dopo una lunga pausa durata quasi quattro anni. Dai tempi di Zorry Kid ne è passato di tempo, e devo dire che mi sono trovato molto più a mio agio con lo strumento della sceneggiatura per movimenti. E mi sono anche divertito.

2 - l'adattamento a lungometraggio animato del soggetto di Favola di Palermo di Silvestro Nicolaci. Insieme a Davide Venturi.

Davide è un amico e un collega. Mi trovo benissimo a lavorare con lui e questo adattamento, pieno di invenzioni ma nel massimo rispetto della trama originale del fumetto è una cosa di cui entrambi andiamo orgogliosi. Si spera di trovare i finanziamenti almeno per sviluppare la sceneggiatura e il pilota.

3 - il provino per una web sit-com palermitana, Panelle e Crocchè. Nella speranza che parta la produzione (leggi: "soldi") della prima stagione.

Un divertimento inaspettato, venuto fuori casualmente. L'ideatrice della sit-com, Fabiana D'Urso, sceneggiatrice con trascorsi in Rai e Mediaset, l'avevo conosciuta anni fa, ma non c'eravamo mai più sentiti. E un giorno scopriamo che collaboriamo con la stessa azienda...

4 - una storia breve di fantascienza, di sesso e amore telematico, che sarà pubblicata nel numero zero della rivista DENTI. Disegni di Rossano Piccioni.

Una delle storie brevi alle quali sono maggiormente legato. Scritta parecchi anni fa non c'era stata occasione di pubblicarla da nessuna parte. Finchè Rossanon non mi chiede se avevo qualcosa nel cassetto da fargli disegnare...visto che lui è il coordinatore della rivista e solo all'ultimo si era liberato uno spazio per pubblicare lui stesso una storia.

5 - la ripresa di un progetto a cui tengo moltissimo, Villa Transilvania. E' presto comunque per aggiungere altro, ma per rinfrescarvi la memoria potete andare a leggere QUI.

6 - Un nuovo tentativo di collaborazione con la casa editrice per antonomasia del fumetto italiano.

7 - un paio di moduli di ore di docenza in corsi di sceneggiatura e animazione, oltre che il solito percorso di insegnamento alla Scuola del Fumetto di Palermo.

Per questo non mi chiamo Claudio Stassi...

Date a Cesare quel che è di Cesare. E io non mi chiamo Cesare.
E neanche Sergio, o Claudio se è per questo.

Il nuovo romanzo di Claudio Stassi, Per Questo Mi Chiamo Giovanni, è un altro capolavoro della letteratura disegnata. Vi sembrerà stano, ma trovo difficile trovare le parole per parlare di questo libro.

Per questo non mi chiamo Claudio Stassi. Perchè i grandi autori come lui riescono a parlare al cuore dei lettori. Scatenano le emozioni, amplificano i sentimenti, trasmettono le sensazioni. Io invece mi reputo un discreto autore di sano intrattenimento. Per questo penso sia importante che in questo pazzo mondo delle nuvolette parlanti ci siano autori come Claudio, che con la loro sensibilità raccontano grandi storie.

Quella che vedete qui sopra è una delle prime, meravigliose, tavole di questo romanzo grafico.
Questo per dimostrare che qui si parla di questi libri, non perché gli autori sono miei amici, ma perché i miei amici sono bravissimi autori di fumetti. Ad maiora.

Per questo mi chiamo Giovanni.
Di Claudio Stassi, tratto dal romanzo omonimo di Luigi Garlando.
Con postfazione dell'autore e una nota di Maria Falcone.
Rizzoli Oltre, 164 pg a colori, 18 Euro.


11/gen/2010

Per tutti quelli che..

- si aspettavano nuovi e frequenti aggiornamenti;
- volevano curiosare tra le storie e i progetti in lavorazione;
- volevano leggere pistolotti di critica e/o di lode su libri e fumetti;
- volevano in sostanza farsi un po' i cazzi miei;
...sappiate che si, il blog esiste, ma non c'ho voglia di scrivere.
Soprattutto perché da qualche tempo sono cambiati i miei ritmi di lavoro, passo molto tempo in studio e sono indaffarato con i colleghi, e la sera se proprio devo fare qualcosa, scrivo storie.
Se proprio volete sapere come mi vanno le cose, per ora mi sono dato alle "epigrafi" su Facebook. Molto più veloce.
Quindi, per chi mi cerca, sono lì.
Ad maiora.



20/set/2009

Abbiamo riattaccato la spina!


Ed eccomi ancora qui! Ho dato corrente ai cavi. Mi sono dato una leggera scossa nelle gengive per riprendermi quel sorriso che era tanto che non riuscivo più ad avere. Mi sono buttato nel lavoro ed un poco nella vita, perchè "il lavoro nobilita l'uomo, se prima non lo debilita". Sono pronto a ricominciare. A scrivere. Ad insegnare. A pubblicizzare. Fatevi sotto!